cinque orgasmi a due

Prendi 45 minuti. Mettici un uomo e una donna. Fai pure che siano 35 giorni che per motivi suoi non scopa. Con 30 colpi di bacino procura il primo livido alla coscia che sbatte contro il marmo. 90 è l’altezza del tavolo in marmo nero d’africa. 22 è la misura massima della sua voglia circoncisa. 3 è il numero di lavaggi che ha fatto lei perché aveva voglia di prenderlo nel culo. 1 è lo strappo al muscolo per salire in fretta le scale per non essere visto. 2 e mezzo sono i cucchiaini di zucchero che mette nel caffè mentre lui slaccia i pantaloni.
3 sono le dita che entrano ed escono al ritmo di un martello pneumatico. 20 sono i centimetri che separano i suoi occhi dalla figa quando raggiunge il primo orgasmo. Numeri di piacere, ancora, ancora, di più, dagliene tanti. Riempi tutti i buchi. Manca poco tempo alla fine e non ci sono i recuperi.
5 a 2 è il risultato finale.
Cinque orgasmi a due, una sconfitta, o una vittoria?
Ora rimangono questi pensieri slabbrati, contro i pensieri gocciolanti precedenti.(ma la domanda è: Qual è il numero dignitoso di orgasmi per non sembrare assatanata, ma soprattutto come si fa a fingere di non avere orgasmi???)

Pubblicato in: on Ottobre 31, 2007 at 4:05 pm Commenti (3)
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cicli vaginali perpetui

I suoi occhiali, quelli di osso gialli, con la cordella da tenere al collo, non mi sono mai piaciuti, ma sono dettagli. A stare a gambe spalancate ci si allena, anche al lavoro, in punta di sedia, e mettendo le mani all’interno coscia, appena un po’ sopra rispetto il ginocchio, e dando lievi spinte verso l’esterno. La cosa più grossa di un uomo che può entrare dentro di te non è il cazzo. La prima cosa che devi chiedere quando li incontri in chat, è quanto pesano. L’olio di mandorle è consigliato da tutte le ostetriche come emolliente per la cute perineale, si evitano le lacerazioni. La saliva è fondamentale per cospargerlo per renderlo più scivoloso. L’ultima esperienza che ho avuto con il pelo, è stata disastrosa ne sto ancora pagando le conseguenze con continui reflussi. Devi informarti se pratica sport, uno che fa apnea subacquea sarebbe il massimo, ma lo so che sono rari per questo preziosi. L’esperienza migliore sarebbe attrezzarsi con un amaca, da appendere al soffitto con un grosso buco centrale, che ti permetta di tenere le gambe divaricate, vendono anche delle corde elastiche per questo in alcuni sexy shop ben riforniti. Mantieni il dialogo, deve sentire la tua voce come una musica non deve mai perdere il contatto con l’esterno, e deve fidarsi ciecamente di te. Ora non ti resta che spalancarti, farti respirare, grondargli addosso tutti i tuoi umori, la tua passera gli deve lucidare la nuca, per questo devi ripetere il gesto molte volte. Chiedigli di accarezzare il clitoride con il dito medio ed il pollice e di muoversi in senso orario, aiuta per impostare il ritmo della tua respirazione, deve essere lunga e regolare. Non emettere urla, potrebbero spaventarlo, poi con tutta la calma che ti è possibile chiedi di inserire il dito medio, e di accarezzarti da dentro, sempre molto piano poi di aggiungere altre dita, fino a riuscire a mettere la mano a cono e spingendo dentro tutto il pugno. I mancini hanno difficoltà a fare entrare la spalla sinistra, ma poi scivolano dentro tutto d’un botto, il rumore del risucchio è incredibile. Devi contare fino a 100 e goderti ogni secondo, mentre da podalico si rigira procurandoti un orgasmo incredibile, aspetti di sentire la testa premere e cominci a spingere, tre spinte di solito sono sufficienti, è un qualcosa di fisiologico l’espulsione del corpo. Dopo due ore ho espulso quella che pensavo fosse la placenta, invece è una cosa gialla appiccicosa.
[questo racconto va letto riallacciando l'ultima frase alla prima e poi di nuovo e di nuovo ancora]

Pubblicato in: on Ottobre 26, 2007 at 3:31 pm Commenti (9)
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Sperma D.O.C

È che la paura ha lo stesso sapore del peccato.
E Kri quella sera non aveva problemi di orario, e aveva bisogno di
sperma nuovo. Guardò l’orologio erano quasi le due. Parcheggiò la sua
Classe A lungo il viale di Marina di Ravenna e si diresse verso la taverna
Bukowski. Il tacco da 12 le slanciava la gamba e lo sguardo,
sicura e decisa si avviò verso uno sgabello del bancone.
Aveva nella borsa, ripiegata in quattro parti, una banconota gialla
da 200 euro, prima di uscire l’aveva sfilata dal portafoglio del marito.
Schioccò in alto le dita per attirare l’attenzione del barista, gli chiese
un bicchiere d’acqua, non voleva rovinarsi il palato, lui grugnì, come
se fra le tante cose che lui offrisse avesse scelto la peggiore.
E’ che la trasgressione ha lo stesso sapore del mistero.
Tutto andò da se, mentre la mano portava il bicchiere alla bocca, gli sguardi
affamati di tutti gli avanzi della notte erano su di lei. Si immobilizzò con il
bicchiere sulle labbra, la lingua piroettò fuori a cucchiaio, lappando
golosamente la fresca bevanda. Continuò finche non fu sicura di aver
agganciato il suo sguardo, era uno splendido esemplare di maschio, era seduto vicino all’uscita e aveva interpretato il suo codice. Lanciò due euro sul banco e scivolò fuori dal locale ondeggiando. Puntuale come una doglia, sentì la sua voce:
“Ehi, tesoro, vuoi spassartela? Ho quello che ti serve!
È che la tentazione ha lo stesso sapore del proibito.
Portava una camicia bianca slacciata sul petto che le procurava una fitta di piacere
ogni volta che lo guardava. Lui sogghignò e le fece segno di seguirlo, camminarono verso la zona più malfamata, attorno solo case abbandonate ed edifici cadenti. Lui proseguiva spedito nel buio più totale tenendola per mano. Varcarono una porta.
Percorsero un lungo corridoio con il pavimento di legno. L’eco dei loro piedi si levò verso i piani superiori come il rumore di uno stormo di uccelli spaventati. Salirono tre rampe di scale e si inoltrarono in un altro corridoio, in fondo al quale c’era una porta.
Lui l’apri, ma lei non vide altro che buio. La bloccò e le chiese quanto volesse spendere, lei tentennò pensando da dove provenivano i 200 euro. Era terribile pensò, era l’ultima volta, se riusciva ad uscirne stavolta non ci sarebbe più ricaduta, questo fu il suo ultimo pensiero brutto poi lui le diede la bottiglia di sperma del 1999 e tutto le sembrò più lieve.

Pubblicato in: on Ottobre 24, 2007 at 11:18 pm Commenti (11)
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Di cose invasive curative

Io che vengo in piscina per sgambarmi. Me lo ha consigliato l’ultimo strizzacervelli di turno. Io che vengo in piscina tre volte a settimana per non pensare al sesso. Ma questa storia sta cominciando davvero a diventare una tortura. Io fallocentrica, che vuoi che mi succeda in una piscina privata solo femminile. Mi metto in prima corsia nascondo i capelli sotto la cuffia, faccio scendere gli occhialini e comincio a nuotare. L’acqua mi ha sempre rilassato, mi scarica, toglie tutte le mie impurità. Riesco a far dieci vasche senza fermarmi. Sono sola in piscina non c’è neppure il bagnino. Sento solo il rumore del mio respiro e dell’acqua. Nuoto. Nuoto per non pensare, invece penso. Penso e nuoto.Hanno scoperto che è l’eccitamento a causarmi l’aumento di questo enzima. Questo enzima che mi provoca queste perdite di memoria strane, mai riscontrate, dimentico termini di uso comune, e più son eccitata e più dimentico. L’acqua dovrebbe rilassarmi, aiutare a controllare queste mie sensazioni, diminuendo la produzione di questo enzima.Ma negli spogliatoi succede sempre qualcosa di strano, qualcosa che non riesco a spiegarmi.
Son diventata miope a diciott’anni. Da allora mi sono adattata agli occhiali. Metto le lenti a contatto raramente, solo in quelle che io considero grandi occasioni. Solo oggi ho messo le lenti a contatto.Nuoto a dorso gli occhialini mi proteggono le lenti.Le scorse volte lasciavo gli occhiali in auto, per evitare l’appannamento umidità. Nuoto a rana per rafforzare l’interno cosce. L’oculista che mi ha visitato martedì scorso per la visita prevista dalla 626 per i videoterminalisti, era più interessato alla mia scollatura che alla mia retina. L’acqua rilassa, deve rilassarmi i pensieri, questi pensieri golosi come pasticcini. Pensieri pesanti come macigni.Guardo il coso (rotondo con due lancette che indicano l’ora) sulla colonna del trampolino, ancora 10 minuti, gli ultimi, i più tirati. La mia miopia è stabile da tre anni,una miopia lieve l’ha definita lui. Io so che a 4 metri di distanza non distinguo le espressioni. Oggi voglio distinguerle. Voglio vederla bene.
Quattro metri è la distanza della parete opposta dello spogliatoio . Lei è già sulla cosa (supporto in legno per accogliere più glutei alla volta) di fronte a me. Indossa solo il suo mini accappatoio rosa confetto. Con malizia lo tiene aperto nella parte superiore. Il seno, queste due grosse tette, con capezzoli dritti, color caffelatte. Ai piedi ha quelle cose (calzature in plastica con due fasce che s’inseriscono tra il pollice) rosa pure quelle con disegni estivi. Prende il coso (contenitore cilindrico, appiattito alla base ripieno di crema di crema per il corpo) e lo impugna con le due mani in alto di fronte al viso. Preme. Un getto di crema le schizza il collo e cola verso il basso. Sposta le mani più in basso e preme ancora, un lungo getto si appoggia sulla spalla. Io non fingo neppure più di guardare altrove, sono calamitata dalle sue mani. Appoggia il coso, e comincia a spalmare. Son movimenti lenti. Circolari. A mano aperta. Tutto su queste tette che si gonfiano sempre di più ad ogni suo passaggio. Son movimenti a spirale dall’esterno verso il coso (escrescenza papilliforme al centro del seno). La crema bianca ricama il suo seno. Colora i miei sogni. Dipinge i miei respiri.
Chiudo gli occhi. Respiro, mi tolgo questa cosa (indumento per venire in piscina intero) e mi fiondo dentro alla cosa (stanzino con erogatore per l’acqua) Non posso essere cambiata così non possono essere le donne ad eccitarmi ora. Eppure sono eccitatissima, devo essere invasa da enzimi, mai una donna mi aveva fatto questo effetto, ho voglia di toccarmi la cosa (congiunzione tra le gambe), ma peggiorerei tutto, meglio aprire il coso (pomello metallico con simboli blu e rossi) e fare scendere tutta l’acqua per depurarmi i pensieri. L’acqua scende copiosa sul mio corpo. Getto la testa indietro e scopro che lei è entrata nella mia doccia. Le sue mani mi prendono fianchi, mi china, mi si appoggia sulla schiena. Sento il coso in mezzo alle gambe. Mi si avvicina all’orecchio e con il suo tono baritonale, mi dice.
-”Baby sei l’unica ad averlo scoperto, terrai il mio segreto?”.
Cazzo!!!!
Cazzo!!!!

Ecco come si chiama sto coso grosso Me lo son ricordata subito come si chiama, aiutami a guarire, ancora, ancora, mettimelo dentro.

Pubblicato in: on at 7:34 am Commenti (5)
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LA LUNA LUNAVA

La luna lunava, piena, bassa e rossa sul molo di Porto Corsini spingendosi ben oltre la sua circonferenza nel cielo blu cobalto . Il giorno era simbolicamente propizio, il tredici è sempre stata una serata magica per chi ci crede. Camminava nervoso sulla battigia Udilio Casadei Pollini, accompagnato solo dal rumore di alcune ruspe ruspanti che chissà cosa cazzo ruspavano alle undici e trenta di una calda serata di giugno. Aveva trovato solo qualche pescatore che pescava o che simulava di adempiere a tale funzione come statuina di un immaginario presepio, e con lui biascicò due tristi chiacchere di un copione insulso e qualunquista.
Poi d’ improvviso entrarono loro.
Erano arrivati su due auto separate, lui , ancora dentro, fumava nervosamente da un po’ di tempo, con lunghi e intensi tiri a trasformare la sigaretta in un bengala nella notte. Lei agitata, con lo sguardo sguardava tutto intorno, scandagliando minuziosamente il buio della notte come un radar nemico, senza mai incrociare gli occhi di lui. Percorsero con passi frettolosi la lingua illuminata che costeggia il molo, vicini vicinosi con i cappucci in testa, per poi nascondersi nella parte buia della spiaggia, quella più vicina allo sciacquettio dell’acqua puzzolente di salmastro e nafta . Il mare mareggioso faceva troppo casino pensò Udilio che non riusciva a sentirli. Però li vedeva… cazzo se li vedeva ! Anche il dottore dell’ultima clinica aveva detto che non era possibile, ma lui li stava vedendo nitidi e appropriati come non mai, come forse in passato non si era mai nemmeno immaginato fosse possibile. Si era inginocchiato dietro ad un cespuglio, al riparo delle dune, a circa 20 metri da loro, mentre loro erano su di un telo bianco decorato con magnifici disegni tribali, seduti a bere birra, uno di fronte all’altro e quando le mani si sfioravano partivano scintille dalla loro pelle, titanio, alluminio e magnesio a pitturare il buio. Lei aveva ancora il giallo paura, nitrato di sodio, ad ombreggiarle il viso. Lui parlava e cercava di dipingere atmosfere accattivanti col tono caldo della voce per metterla a suo agio mentre le accarezzava i piedi e le gambe, riuscendo spesso a farla ridere, e le si illuminavano i piedi al passaggio delle sue dita. La luna continuava a lunare sempre più piena e paciosa, buona come una torta appena uscita dal forno, e, come diceva suo padre, era il momento di piantare le piante che filavano verso l’alto, fagioli, fagiolini sedani e spinaci. Filavano in alto, come il cazzo di Udilio mentre guardava lui che si era fatto coraggio e si era steso al suo fianco, coi visi a sfiorarsi per meglio assaggiarsi, con bocche affamate a cercare sapori di nuovi colori. Cloruro di sodio, per l’arancione delle lingue che sempre meno timidamente provavano a conoscersi. Udilio abbassò completamente i pantaloni del candido completo di lino che aveva indossato per assorbire meglio i colori e con la mano destra cercò di mirare verso di loro. Il ritmo aumentò vorticosamente le bocche si boccavano, le mani si manavano e tutto si mischiava in un vortice di mille colori come mai gli era capitato nemmeno di poter immaginare : non aveva mai visto un tale rosso e porpora ad illuminare i genitali, mai un argento e bianco così splendenti ad illuminare tutta la pelle. Quando lei lo prese totalmente in bocca, fino a sentirlo in gola, fino sentirlo tutto dentro, come non l’aveva mai preso e come non pensava fosse mai stata capace di fare, con la coda dell’occhio vide Udilio Casadei Pollini sfrecciare verso il cielo ed esplodere in un bellissimo fuoco d’artificio multicolore; ingoiò il getto caldo fino all’ultima stilla di sperma e aspettò il botto finale.

Pubblicato in: on Ottobre 21, 2007 at 4:35 pm Commenti (3)
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