Istruzioni per sopravvivere

respirare.jpgPosizionare le mani sulle dieci e dieci. Ricordarsi di respirare. La leva sulla sinistra serve per avvisare che si effettua una svolta. Deglutire ogni 2 minuti od ogniqualvolta si percepisca la bocca piena di saliva. E’ importante, basta ricordarsi che non devi pensare a quella cosa. Lo so che come dico così fiondo il pensiero a quella cosa. Ora non riuscirai a fare a meno di pensarci per tutto il viaggio. Quanto durano quindici minuti? Saranno in due, eleganti e sono pagati per attenersi strettamente alle tue istruzioni. La consegna verrà effettuato solo se riuscirò a farli sborrare contemporaneamente. Lo specchietto fissato al soffitto mi conferma che la loro auto con autista con i vetri oscurati mi sta seguendo a distanza. Lega i capelli con un elastico, in una coda bassa da educanda, usa l’elastico e il nastro di seta nero. Quando abbassi il piede sinistro sulla frizione devi contrarre i muscoli del perineo. Forse mani sconosciute dovranno trovarti completamente bagnata. Metti la caramella di menta forte in bocca, comincia a scioglierla. Sono stati istruiti per non parlare. Sono Fidati, sono pagati per il loro lavoro. Al parcheggio ne scenderà solo uno, aprirà lo sportello per farti accomodare al centro. Stupro consenziente è la prima cosa che ti viene in mente. Devi seguire le istruzioni, non può succederti nulla, sono persone di fiducia. Devote. A Ravenna delle Limousine non se ne vendono spesso, ma i vetri oscurati mi proteggono dagli sguardi esterni. Tu hai un flute in mano sei nel sedile contrapposto, e mi indichi di sedermi davanti a te. Il cappotto si spalanca rivelando la mia nudità protetta solo dalle calze autoreggenti. Non parlo, non parli, ti mordicchi il labbro inferiore. Loro due hanno già le patte aperte con l’uccello che fa capolino. Tu hai scritto il copione, conosciamo le nostre parti. Sono eleganti, sembrano due guardie del corpo forse lo sono, muscoli guizzanti ingabbiati nel completo gessato, abituati alle palestre, ora costretti a mostrare il muscolo più intimo, piccolo in proporzione alla massa corporea. Prima cosa togliere il cappotto, allargare le gambe, passare l’ indice destro sulla figa senza infilarlo, allargando solo le labbra, e raccogliendo il succo, è la prima prova, se è bagnato, se è lucido, cacciartelo in bocca, e lasciare che lo succhi, contare fino a dieci, poi se muovi la testa in avanti, segno internazionale del si, posso procedere, altrimenti devo scendere subito dall’auto, senza premio. Loro due guardano il mio dito che viene risucchiato dalla tua bocca, e il cazzo del gorilla alla mia destra ha un sussulto di stupore. La tua bocca è calda, mi avviluppa il dito che spingo in profondità cercando la tua gola. Conto mentalmente. E’ vietato parlare. Al 7 il gorilla alla mia sinistra starnutisce, tu lo fulmini con lo sguardo, il suo cazzo diventa ancora più piccolo. Ognuno ha le proprie istruzioni, ma non si conoscono quelle degli altri. Io so che dovrò masturbarli entrambi, contemporaneamente. So che non dovrò opporre resistenza a qualsiasi tua richiesta. Dieci, sfilo il dito come un tappo di spumante dalla tua bocca. Mi fissi la ricrescita che hai ordinato e con le mani mi blocchi le ginocchia alla massima apertura, e poi annuisci. Ti odio e ti amo. Le mie mani partono a cingere i due cazzi. Non posso dedicare più attenzione ne all’uno ne all’altro. Devono essere trattati allo stesso modo, non posso aiutarmi con la bocca, non posso aiutarmi con la voce. Sono morbidi, spaventati dalla situazione e tu non li aiuti fissandoli così. L’ordine imperatorio è che entro un tempo massimo di 15 minuti devono venire entrambi e contemporaneamente per avere il premio che mi hai promesso. Non so quanto tempo sia già trascorso, ho perso la cognizione, ci sei solo tu, e l’odore forte della mia voglia che impregna l’auto. Le mani scorrono, hanno un ritmo regolare, ma non procurano nessun effetto, i cazzi sembrano sempre più sgonfi, sempre più molli. Fisso la tua patta, è l’unica cosa che si sta gonfiando. Batti le mani, deve essere un segnale in codice che hai stabilito, loro si chinano si stringono si avvicinano, io non mollo la loro presa, si contrappongono, formiamo una croce greca, poi avvicinano le teste, questi due maschi possenti, molto maschi, incominciano a baciarsi, a bocca aperta a cinque centimetri da me. Fulmineo, i cazzi si gonfiano tra le mie dita, le lingue si mischiano, le cravatte stringono il collo s’ingrossano le vene, e io aumento il ritmo. Non capisco se è un ghigno o stai ridendo quando quello alla mia destra con un gemito schizza un getto di sperma che colpisce il tettuccio dell’auto gocciolandomi in testa. Non finisco il lavoro con l’altro, mi lecco lo sperma che mi cola dalla frangia. Ti allunghi con la mano destra, a pinza prendi il clitoride gonfio e lo stringi forte, con la sinistra mi cingi il collo e mi avvicini a te, mi piacerebbe se mi baciassi, lo fai, a lingua larga, a bocca aperta, i due gorilla si stanno ricomponendo, e noi “ci stiamo ricostruendo, piccola”. La prossima volta ce la farai. Scendo. Chiudo il cappotto, il freddo mi brucia la carne le ossa.La prossima volta ce la farò. La chiave s’infila nel cruscotto, gira, spie s’accendono, posiziono le mani sulle dieci e dieci, mi devo ricordare di respirare e di non pensare a Quella cosa. Il mio premio sei te.

Pubblicato in: on Dicembre 20, 2007 at 8:21 pm Commenti (11)
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normalità straordinaria, straordinaria normalità

luce.jpgQuando tutta la tua normalità diventa assolutamente straordinaria. E allora pure quel filo atossico per alimenti che usi per stritolare gli arrosti ti si presenta sotto una luce nuova, perché il cappio per impiccarsi, è una cosa che hai sempre saputo fare, ti sei allentata tante volte, ma usarlo per divertirti è qualcosa alla quale non avevi ancora pensato,e allora il nodo si trasforma in qualcosa di elegante e si fissa strettamente ad ogni tuo capezzolo, una cordicella che li unisce stringendo, facendoli diventare duri e rotondi come due nocciole. Ne prendi un altro deve essere lungo 2 metri e 40, lo pieghi a metà lo leghi al centro del filo che hai tirato sui capezzoli; le due estremità devono circumnavigare tutto il tuo corpo passando per le labbra della tua figa, risalendo il culo divaricandosi all’altezza del collo e tornando ad unirsi sulla prima corda. Ora hai la struttura. E la giornata ti si colora, e ti senti viva. Come il nero del trasferimento, del cambio ufficio sei riuscita a colorarlo di giallo paglierino, perchè la rabbia i primi giorni era troppo grande per accorgerti che solo una parete sottilissima ti separava dal bagno degli uomini, e ci hai messo un po’ a collegare ogni rumore alla faccia di ogni tuo collega. Il trucco è quello di sporgersi verso la porta quando senti dei passi che entrano, smettere di digitare ed avvicinarsi all’angolo, in corrispondenza di dove sai che c’è la tazza. Trattenere il fiato per immergerti nel colore, ma ora sei in grado di recitare a memoria ogni scroscio dorato, la lunghezza, l’intensità e pure il profumo di ogni uccello che ci entra. Il bagno in ufficio è vecchio stile ancora con lo sciacquone a catenella, per smontarla alzi la tavoletta piena di schizzi, ti lecchi le dita, e ti issi per sfilarla agevolmente. Devi svestirti e fissarla alla struttura in corda, creando con le palline metalliche un motivo ad onde che ti abbraccia il torace. Ora hai il decoro. Ti gira il sangue più in fretta ti senti ancora più viva. Come rosso mestruazioni è quello che s’appiccica alle nuove palline cinesi, perché non vuoi più privarti di un tuo diritto del piacere solo perché è cosa sporca, ne hai di tutte le dimensioni e di tutti i colori, alcune più pesanti altre più leggere, e le indossi quando vai a passeggio, e ti rendi conto di come ti è migliorato il portamento, da come le spalle stanno più dritte, il petto in fuori e sculetti ad ogni passo solo per il piacere di sentire lo strofinarsi delle palline. Infili il set da festa, quello color oro, quello più pesante nel culo, spingendo le quattro palline fino dove arriva il tuo indice e lasciando uscire solo l’anella dorata. Ora hai le palle. E ti senti viva e fremi. Fermarsi in auto ad una piazzola a dicembre è freddofreddo, lasciare lo sportello aperto come paravento alzare la gonna, accucciarsi, tenere i piedi larghi, come ti insegnano da bambina, perché non si bagnino le scarpe, scostare lo slip di lato e fare tutta la pipì che hai trattenuto dalla notte è trasgressione, quando ci metti la mano per sentirla calda colare tra le dita, e prendi dal ciglio della strada degli arbusti, li strappi e te li fissi alle corde tra le labbra. Ora hai pure i rami. E si respira meglio, mentre le auto in strada rallentano e suonano. Tre pile alcaline da 1,5 v, quelle grossegrosse, per accendere la torcia, il pulsante è quella cosa che è rimasta fuori attaccata al tuo clitoride. Ora sei la luce. E ti senti piena di vita.

Per questo arcobaleno di emozioni che sto vivendo, per questo continuo eccitamento che mi fai provare, sapendo che da un momento all’altro mi potrai chiamare, la struttura, le palline, la cordella dorata, i rami, la luce, questo è il mio albero di Natale speciale per te.

Pubblicato in: on Dicembre 12, 2007 at 1:15 am Commenti (5)
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mi manchi

il-cielo-senza-musica.jpg

mancano le parole
mancano i pensieri del domani
manca l’aria
Manca è la parte sbagliata. La dritta e la manca. Tutti a seguire la dritta, la retta via. Manca indica qualcosa che non hai, quanto mi manchi, quanto ti vorrei, e poi manca il fiato. Colmare il vuoto, il pieno trabocca di nulla, mentre manca il tutto.
Ho scoperto il piacere di regalarmi qualcosa. Un uccello in bocca distrae, in magia si chiama diversione, quando il prestigiatore attira l’attenzione su qualcos’altro per fare il suo trucco, questo stratagemma io lo chiamo regalo. Perché l’attenzione è un bene prezioso, lo sanno bene pure quelli del telegiornale non so chi li abbia avvistati, ma dopo dieci minuti di persone che si fanno esplodere in posti che non sono mai stata e che non andrò mai, perché non sono alla moda e ci sono poche discoteche, hanno mandato in onda il servizio su Elisabetta Canalis, che veniva sempre inquadrata da dietro, in pose maliziose e statuarie, con dei bei colori e giochi di luce, si vedeva che c’era sotto del lavoro, fatto da veri professionisti, e allora si guarda meglio, l’attenzione cresce, e allora mi viene da dire che ci sarebbe qualcosa da cambiare, e dovrebbero imparare quelli che vanno a fare i servizi sulle guerre, che ci sono altre inquadrature, ma loro sono dei veri sciacalli, sempre a far vedere solo brandelli di carne, ma quelli sono corpi straziati, e non puoi mandarli in onda quando sto mangiando, che poi mi si blocca la digestione, e io al mio bambino mica glielo voglio fare sapere che ci sono altri bambini che già sparano alla sua età, perché io al mio bimbo non gli voglio fare mancare nulla, e lo voglio proteggere, e quest’anno mi ha chiesto un cellulare per scambiare i video porno che aveva visto a catechismo dal suo amico, e io a Natale correrò a comprarlo, perché non deve sentirsi diverso, deve essere adeguato, e allora voglio un telefono che abbia il bluetooth, come quello della pubblicità, quello che sembra un rasoio, e io me lo ricordo, è girato in un metrò e i due bellissimi protagonisti combattono, tagliandosi i vestiti, e se me lo ricordo è segno che avevo l’attenzione alta, ecco, si questo è il modo giusto. Ci sono cose che ti mancano anche se non le hai mai avute, le hai solo desiderate tantotanto. Ce ne sono altre che invece le hai assaggiate, e riesci pure a riprodurre l’odore, e ti entrano nelle viscere a fondo ti scavano l’anima e lasciano buchi, buchi vuoti. Dal pieno al vuoto, ci sono tante cose nel mezzo. Poi ti mancano, e le cerchi dappertutto,nei posti più strani, ieri sera le cercavo pure nelle parole di una signorina bionda alla televisione che mi diceva di chiamarla, si, proprio così era stesa sul divano rosso e si accarezzava le tette nude, e allora mi sono accarezzata anch’io cercando di fare come faceva lei, mettevo le labbra in avanti come le sue, e ci mettevo dentro tutto il dito e lo spingevo in fondo, ma io ci mettevo tempo, lei invece era veloce, come se fosse normale, come se lo facesse sempre, allora non l’ho chiamata ma GianMaria l’ha chiamata, e lei si dimenava sul divano passando la mano aperta sulla sua femminilità e chiedeva con quel suo accento veneto se a GianMaria piaceva la sua passera, e poi si metteva a favore di telecamera e si allargava le natiche e GianMaria non rispondeva, io non so se lui fosse italiano, ma non si capiva nulla, faceva solo qualche gemito, come se avesse il raffreddore o stesse piangendo, allora lei ha detto di chiamarla in privato, si vede che aveva capito che c’aveva un problema, allora mi è stata un po’ più simpatica.
E mi manca, sono in questo vortice pieno zeppo di cose che non riempiono, che non farciscono, come un cannolo pieno d’aria, in questo luna park del divertimento confezionato, dove tutti i giri in giostra sono programmati, e mi manca il gusto della sorpresa, quello che mi hai insegnato tu. Mi manchi. Il tempo, questo tempo, l’unico tempo che il mio orologio biologico riconosce è quello quando ti vedo, che tu scandisci, e io sono ipnotizzata dal tuo batacchio che si muove e allora.
mancano le parole
mancano i pensieri del domani
manca l’aria

Pubblicato in: on Dicembre 7, 2007 at 12:37 am Commenti (4)
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