LECCATA

Un punto ogni 10 euro. Andavi all’ipercoop solo per quello, confessalo Puttana, ti ho seguito, ti ho fatto pedinare, ho le prove, è inutile che ora scossi la testa, guarda, ho le foto, compravi e ficcavi dentro tutto quello che ti capitava solo per quello, dai su, ora lo puoi dire, siamo solo io e te, Troia. Hai combattuto con i carrelli che non ne volevano sapere delle tue voglie, hai rubato l’ultima confezione di nutella ad un bimbo, qui, proprio qui guarda. Tutto questo per riempire il tuo carrello, per avere il carrello più pieno di tutti, per essere la prima, non fare quella faccia, dai, lo so come sei falsa, dai su, racconta se hai fegato di quella volta che hai rubato i bollini alla vecchia che ti precedeva, come la commessa li ha appoggiati tu hai messo il tuo portafoglio sopra ed è stato facile impossessarti di loro. Un punto ogni 10 euro. A casa ti rimpinzavi di tutto per finire le scorte e correre di nuovo all’ipercoop, guardati come sei grassa, fai davvero schifo!
Te ne servivano 500 e diosolosa come ci sei arrivata in fretta scialacquando il mio conto corrente. Io ho pensato che tu avessi l’amante, e invece no, hanno dovuto chiamarmi quelli del servizio soci, quando sei salita in ginocchio sul banco delle informazioni sventolando la tua scheda piena di punti, hai alzato la gonna davanti a quell’impiegato moro, quello che conosce pure tua madre, hai abbassato le calze, poi le mutande, e hai gridato, sono arrivata a 500 ora LECCA.
Ti hanno tirato giù in tre a forza, uno ti metteva in mano quella scatola e tu non capivi, non hai ancora capito, Troia, non era una LECCATA al PORTAGIOIE, era un Portagioie laccato!!!!!

Pubblicato in: on Novembre 2, 2007 at 6:05 pm Commenti (2)
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Incontro al buio

Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.

Sono i rovescioni che mi fregano, quando faccio delle somme. Ho imparato il trucco, se la differenza è di 9, è perché ho invertito l’ordine delle cifre, ripasso velocemente la strisciata della calcolatrice e correggo, fino ad ora questa mia disattenzione mi aveva procurato solo qualche nota di richiamo dell’amministrazione per a qualche riepilogo settimanale che avevo inviato errato.
Non capisco quale logica seguo ma ci sono numeri che se mi si presentano vicini, io li inverto, e la cosa sta diventando sempre più frequente anche nel quotidiano. Non è certo per giustificarmi che racconto questo, non ho bisogno di giustificativi, mi basta una buona birra e il cielo sta su un po’ meglio. Perché quando mi ha chiesto la scala, non aveva ancora terminato la frase che mi sono bagnata, è volgare, volgarissimo dirlo, ma ho avuto la percezione del cotone bagnato del perizoma a contatto con la pelle più sensibile appena depilata. Strano perché da un po’ il mio corpo ha bisogno di essere guidato anche per scoreggiare. Sono affamata di nuovi stimoli. Cerco quella mia bestialità, e questa idea della scala mi ha spiazzato. Perché di solito sono le aspettative a me che mi fregano. Quando ho letto l’inserzione di un incontro al buio a domicilio su internet, mi ero preparata alla solita squallida presentazione del belloccio con le sopracciglia disegnate tutto muscoli che mi arriva a casa in giacca e mi si spoglia tipo california dream man. Per carità per riempire il mio vuoto con 400 euro andava più che bene, ma mi sto ricredendo, questo vale davvero di più. E lo sa pure lui il suo potere, perché mi ha chiesto dov’è la caldaia, riuscendo a celare la forte allusione, usando un tono molto professionale. Ancora incredula l’ho accompagnato in bagno, lui mi seguiva. Il mio passo di solito sicuro sui tacchi del dodici, rivelava tutta la mia emozione. Il passo incerto aumentava l’ondeggiamento della vestaglia trasparente. Quando ha sistemato la sua borsa degli attrezzi, la sua “copertura” da idraulico mi stava facendo impazzire di piacere, mi sono arrampicata sulla lavatrice e ho cominciato a spogliarmi lentamente. Lui fingeva di non guardarmi, mentre trafficava con lo sportello della caldaia, lo ha fatto per una buona mezz’ora, il tempo che è servito per infilarmi tutto l’infilabile dentro, dalla chiave inglese all’impugnatura del grosso cacciavite a stella. Quando mi ha rilasciato la fattura di solo 80 euro ho notato nell’intestazione della ditta di termoidraulica, la similitudine con il numero di telefono della ditta su internet che faceva incontri al buio.
Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.

Pubblicato in: on Novembre 1, 2007 at 4:56 pm Commenti (9)
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Sperma D.O.C

È che la paura ha lo stesso sapore del peccato.
E Kri quella sera non aveva problemi di orario, e aveva bisogno di
sperma nuovo. Guardò l’orologio erano quasi le due. Parcheggiò la sua
Classe A lungo il viale di Marina di Ravenna e si diresse verso la taverna
Bukowski. Il tacco da 12 le slanciava la gamba e lo sguardo,
sicura e decisa si avviò verso uno sgabello del bancone.
Aveva nella borsa, ripiegata in quattro parti, una banconota gialla
da 200 euro, prima di uscire l’aveva sfilata dal portafoglio del marito.
Schioccò in alto le dita per attirare l’attenzione del barista, gli chiese
un bicchiere d’acqua, non voleva rovinarsi il palato, lui grugnì, come
se fra le tante cose che lui offrisse avesse scelto la peggiore.
E’ che la trasgressione ha lo stesso sapore del mistero.
Tutto andò da se, mentre la mano portava il bicchiere alla bocca, gli sguardi
affamati di tutti gli avanzi della notte erano su di lei. Si immobilizzò con il
bicchiere sulle labbra, la lingua piroettò fuori a cucchiaio, lappando
golosamente la fresca bevanda. Continuò finche non fu sicura di aver
agganciato il suo sguardo, era uno splendido esemplare di maschio, era seduto vicino all’uscita e aveva interpretato il suo codice. Lanciò due euro sul banco e scivolò fuori dal locale ondeggiando. Puntuale come una doglia, sentì la sua voce:
“Ehi, tesoro, vuoi spassartela? Ho quello che ti serve!
È che la tentazione ha lo stesso sapore del proibito.
Portava una camicia bianca slacciata sul petto che le procurava una fitta di piacere
ogni volta che lo guardava. Lui sogghignò e le fece segno di seguirlo, camminarono verso la zona più malfamata, attorno solo case abbandonate ed edifici cadenti. Lui proseguiva spedito nel buio più totale tenendola per mano. Varcarono una porta.
Percorsero un lungo corridoio con il pavimento di legno. L’eco dei loro piedi si levò verso i piani superiori come il rumore di uno stormo di uccelli spaventati. Salirono tre rampe di scale e si inoltrarono in un altro corridoio, in fondo al quale c’era una porta.
Lui l’apri, ma lei non vide altro che buio. La bloccò e le chiese quanto volesse spendere, lei tentennò pensando da dove provenivano i 200 euro. Era terribile pensò, era l’ultima volta, se riusciva ad uscirne stavolta non ci sarebbe più ricaduta, questo fu il suo ultimo pensiero brutto poi lui le diede la bottiglia di sperma del 1999 e tutto le sembrò più lieve.

Pubblicato in: on Ottobre 24, 2007 at 11:18 pm Commenti (11)
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LA LUNA LUNAVA

La luna lunava, piena, bassa e rossa sul molo di Porto Corsini spingendosi ben oltre la sua circonferenza nel cielo blu cobalto . Il giorno era simbolicamente propizio, il tredici è sempre stata una serata magica per chi ci crede. Camminava nervoso sulla battigia Udilio Casadei Pollini, accompagnato solo dal rumore di alcune ruspe ruspanti che chissà cosa cazzo ruspavano alle undici e trenta di una calda serata di giugno. Aveva trovato solo qualche pescatore che pescava o che simulava di adempiere a tale funzione come statuina di un immaginario presepio, e con lui biascicò due tristi chiacchere di un copione insulso e qualunquista.
Poi d’ improvviso entrarono loro.
Erano arrivati su due auto separate, lui , ancora dentro, fumava nervosamente da un po’ di tempo, con lunghi e intensi tiri a trasformare la sigaretta in un bengala nella notte. Lei agitata, con lo sguardo sguardava tutto intorno, scandagliando minuziosamente il buio della notte come un radar nemico, senza mai incrociare gli occhi di lui. Percorsero con passi frettolosi la lingua illuminata che costeggia il molo, vicini vicinosi con i cappucci in testa, per poi nascondersi nella parte buia della spiaggia, quella più vicina allo sciacquettio dell’acqua puzzolente di salmastro e nafta . Il mare mareggioso faceva troppo casino pensò Udilio che non riusciva a sentirli. Però li vedeva… cazzo se li vedeva ! Anche il dottore dell’ultima clinica aveva detto che non era possibile, ma lui li stava vedendo nitidi e appropriati come non mai, come forse in passato non si era mai nemmeno immaginato fosse possibile. Si era inginocchiato dietro ad un cespuglio, al riparo delle dune, a circa 20 metri da loro, mentre loro erano su di un telo bianco decorato con magnifici disegni tribali, seduti a bere birra, uno di fronte all’altro e quando le mani si sfioravano partivano scintille dalla loro pelle, titanio, alluminio e magnesio a pitturare il buio. Lei aveva ancora il giallo paura, nitrato di sodio, ad ombreggiarle il viso. Lui parlava e cercava di dipingere atmosfere accattivanti col tono caldo della voce per metterla a suo agio mentre le accarezzava i piedi e le gambe, riuscendo spesso a farla ridere, e le si illuminavano i piedi al passaggio delle sue dita. La luna continuava a lunare sempre più piena e paciosa, buona come una torta appena uscita dal forno, e, come diceva suo padre, era il momento di piantare le piante che filavano verso l’alto, fagioli, fagiolini sedani e spinaci. Filavano in alto, come il cazzo di Udilio mentre guardava lui che si era fatto coraggio e si era steso al suo fianco, coi visi a sfiorarsi per meglio assaggiarsi, con bocche affamate a cercare sapori di nuovi colori. Cloruro di sodio, per l’arancione delle lingue che sempre meno timidamente provavano a conoscersi. Udilio abbassò completamente i pantaloni del candido completo di lino che aveva indossato per assorbire meglio i colori e con la mano destra cercò di mirare verso di loro. Il ritmo aumentò vorticosamente le bocche si boccavano, le mani si manavano e tutto si mischiava in un vortice di mille colori come mai gli era capitato nemmeno di poter immaginare : non aveva mai visto un tale rosso e porpora ad illuminare i genitali, mai un argento e bianco così splendenti ad illuminare tutta la pelle. Quando lei lo prese totalmente in bocca, fino a sentirlo in gola, fino sentirlo tutto dentro, come non l’aveva mai preso e come non pensava fosse mai stata capace di fare, con la coda dell’occhio vide Udilio Casadei Pollini sfrecciare verso il cielo ed esplodere in un bellissimo fuoco d’artificio multicolore; ingoiò il getto caldo fino all’ultima stilla di sperma e aspettò il botto finale.

Pubblicato in: on Ottobre 21, 2007 at 4:35 pm Commenti (3)
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Omicidi a scopo sessuale

Sei ancora in tempo per salvarla.
Tu.
Ce la puoi fare.
Devi solo prestare attenzione.
Il destino ti da questa opportunità.
Per riscattare.
Tu.
Ma non devi distrarti.
Torna la preveggenza i sogni della notte.
Ipossia è un termine generico che sta a significare una diminuzione del contenuto o della tensione di ossigeno in qualsiasi parte dell’organismo, ivi compreso il sangue. Ipossiemia è un termine che si riferisce specificamente alla diminuzione della quantità di O2 nel sangue arterioso.
Vi sono molte cause di ipossia e alcune di esse si affermano anche quando la funzione polmonare è del tutto normale.

Ora sono pronta.
Ci sono dentro.
Io.
Per sempre!
E’ una parola che non usavo da molto.
Io.
Le mutandine in seta sono la mia passione, da sempre.
Una volta, si malediceva pure per sempre, ora non c’è più nulla di definitivo, tutti a girare dalla parte dove tira il vento.
Un accidente che ti spacchi, diceva mio nonno, e non c’erano ripensamenti.
Ma ora ci sono.
Io.
Attenzione si comincia.

Nell’asfissia, l’aria non riesce a raggiungere i polmoni e pertanto il sangue non viene rifornito di ossigeno.

Non vuoi che soffra.
Lei.
Pregusti già il suo sapore sulle tue labbra, sulla tue dita da succhiare.
È succosa.
Lei.
Per questo devi prestare ulteriore attenzione, ogni tua mossa può mandare tutto all’aria.
Lei è viva.
E’ il tuo pensiero principale, ti toglie il fiato.
Cosa aspetti.
Devi pensare solo al tuo piacere.
E’ troppo tardi per tornare indietro.
Lei deve essere sacrificata.

Il dissanguamento deve essere effettuato sezionando o incidendo i vasi sanguigni principali nella regione del collo. Deve avvenire il più rapidamente possibile dopo lo stordimento.

Noi ora finalmente siamo soli.
Non possiamo più tornare indietro.
Siamo giunti al punto di non ritorno.
Dovrò farlo.
Non so ancora come, ma lo farò.
Diventeremo una cosa unica.
Io carnefice e tu vittima.

Spiking, inchiodatura.
Questo metodo, (Taniguchi, 1997), è caratterizzato dall’inserimento di un chiodo acuminato nel cervello attraverso il cranio, con successivo movimento del chiodo per provocarne la distruzione. Probabilmente è un metodo efficace se ben eseguito. Richiedendo un elevato livello di precisione e molta esperienza, è di difficile attuazione.

Voi che leggete sicuramente non capite.
Voi che questa cosa la guardate da fuori.
Voi che non avete provato quello che sto provando io ora.
Ma da fuori è facile sputare sentenze.
Vorrei vedere voi, con i vostri completino, con le vostre belle maniere, cosa fareste.

Decapitazione
Si tratta di un metodo di difficile attuazione, soprattutto nel caso di piccola dimensione, e dalla dubbia efficacia, e non rende istantaneamente incosciente e insensibile al dolore (Wall, 2001; Verheijen e Flight, 1997). Secondo Van de Vis (citato in Lambooij et al., 2002d)le vittime possono impiegare fino a 14 minuti prima che diventino insensibili ed incoscienti a temperatura ambiente.

Sei bella da togliere il fiato, mi dici.
E questo io lo faccio per te.
Perché per te posso farlo, perché tu sei il mio ossigeno.
Sei quello che mi fa respirare.
Cucinerò per te.
Ammazzerò pure per te.
Kri al telefono con la mamma piangendo:
-”Ma sei davvero sicura che se taglio le zampe alle cannocchie da vive non provano dolore???”

Pubblicato in: on Ottobre 13, 2007 at 9:03 am Commenti (4)
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