Di cose invasive curative

Io che vengo in piscina per sgambarmi. Me lo ha consigliato l’ultimo strizzacervelli di turno. Io che vengo in piscina tre volte a settimana per non pensare al sesso. Ma questa storia sta cominciando davvero a diventare una tortura. Io fallocentrica, che vuoi che mi succeda in una piscina privata solo femminile. Mi metto in prima corsia nascondo i capelli sotto la cuffia, faccio scendere gli occhialini e comincio a nuotare. L’acqua mi ha sempre rilassato, mi scarica, toglie tutte le mie impurità. Riesco a far dieci vasche senza fermarmi. Sono sola in piscina non c’è neppure il bagnino. Sento solo il rumore del mio respiro e dell’acqua. Nuoto. Nuoto per non pensare, invece penso. Penso e nuoto.Hanno scoperto che è l’eccitamento a causarmi l’aumento di questo enzima. Questo enzima che mi provoca queste perdite di memoria strane, mai riscontrate, dimentico termini di uso comune, e più son eccitata e più dimentico. L’acqua dovrebbe rilassarmi, aiutare a controllare queste mie sensazioni, diminuendo la produzione di questo enzima.Ma negli spogliatoi succede sempre qualcosa di strano, qualcosa che non riesco a spiegarmi.
Son diventata miope a diciott’anni. Da allora mi sono adattata agli occhiali. Metto le lenti a contatto raramente, solo in quelle che io considero grandi occasioni. Solo oggi ho messo le lenti a contatto.Nuoto a dorso gli occhialini mi proteggono le lenti.Le scorse volte lasciavo gli occhiali in auto, per evitare l’appannamento umidità. Nuoto a rana per rafforzare l’interno cosce. L’oculista che mi ha visitato martedì scorso per la visita prevista dalla 626 per i videoterminalisti, era più interessato alla mia scollatura che alla mia retina. L’acqua rilassa, deve rilassarmi i pensieri, questi pensieri golosi come pasticcini. Pensieri pesanti come macigni.Guardo il coso (rotondo con due lancette che indicano l’ora) sulla colonna del trampolino, ancora 10 minuti, gli ultimi, i più tirati. La mia miopia è stabile da tre anni,una miopia lieve l’ha definita lui. Io so che a 4 metri di distanza non distinguo le espressioni. Oggi voglio distinguerle. Voglio vederla bene.
Quattro metri è la distanza della parete opposta dello spogliatoio . Lei è già sulla cosa (supporto in legno per accogliere più glutei alla volta) di fronte a me. Indossa solo il suo mini accappatoio rosa confetto. Con malizia lo tiene aperto nella parte superiore. Il seno, queste due grosse tette, con capezzoli dritti, color caffelatte. Ai piedi ha quelle cose (calzature in plastica con due fasce che s’inseriscono tra il pollice) rosa pure quelle con disegni estivi. Prende il coso (contenitore cilindrico, appiattito alla base ripieno di crema di crema per il corpo) e lo impugna con le due mani in alto di fronte al viso. Preme. Un getto di crema le schizza il collo e cola verso il basso. Sposta le mani più in basso e preme ancora, un lungo getto si appoggia sulla spalla. Io non fingo neppure più di guardare altrove, sono calamitata dalle sue mani. Appoggia il coso, e comincia a spalmare. Son movimenti lenti. Circolari. A mano aperta. Tutto su queste tette che si gonfiano sempre di più ad ogni suo passaggio. Son movimenti a spirale dall’esterno verso il coso (escrescenza papilliforme al centro del seno). La crema bianca ricama il suo seno. Colora i miei sogni. Dipinge i miei respiri.
Chiudo gli occhi. Respiro, mi tolgo questa cosa (indumento per venire in piscina intero) e mi fiondo dentro alla cosa (stanzino con erogatore per l’acqua) Non posso essere cambiata così non possono essere le donne ad eccitarmi ora. Eppure sono eccitatissima, devo essere invasa da enzimi, mai una donna mi aveva fatto questo effetto, ho voglia di toccarmi la cosa (congiunzione tra le gambe), ma peggiorerei tutto, meglio aprire il coso (pomello metallico con simboli blu e rossi) e fare scendere tutta l’acqua per depurarmi i pensieri. L’acqua scende copiosa sul mio corpo. Getto la testa indietro e scopro che lei è entrata nella mia doccia. Le sue mani mi prendono fianchi, mi china, mi si appoggia sulla schiena. Sento il coso in mezzo alle gambe. Mi si avvicina all’orecchio e con il suo tono baritonale, mi dice.
-”Baby sei l’unica ad averlo scoperto, terrai il mio segreto?”.
Cazzo!!!!
Cazzo!!!!

Ecco come si chiama sto coso grosso Me lo son ricordata subito come si chiama, aiutami a guarire, ancora, ancora, mettimelo dentro.

Pubblicato in: on Ottobre 24, 2007 at 7:34 am Commenti (5)
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