MAnI legAte LibEre

possessioni.jpgstrapparE con le dita i collant in corrispondenza del buco del culo riporta ad una ViolenzA. essere Costretti ad eseguire Un ordine perentorio è Abuso di poteRE. inDossare cUnEi anali per svOlgere le faCCende domesticHe è un tormentoso dIversivo. odiare il CarnevaLe e vestIrsi da Suora per masTurbarsi solo per soddisfare il piacEre dissacRatorio del gEsto è movimento cerebrale.

Pubblicato in: on Febbraio 20, 2008 at 11:22 am Commenti (22)
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Cellularfagocitata

fagocitata.jpgSo che ho guardato più il telefono oggi che la strada mentre guidavo, c’era qualcosa che mi ripeteva, ma se non lo senti? Ok sono diventata pure un po’ sorda, allora frugo nella borsa prendo il cellulare e guardo lo schermo e non vedo nulla di nuovo, nessuna busta chiusa o chiamate perse, lo ripongo di nuovo nella tasca interna, mica a casaccio perché poi quando suona non lo trovo; e se non avessi visto bene? ora ricontrollo, no davvero non c’è nulla, non blocco la tastiera, non mi ricordo se poi quando suona devo sbloccarlo o basta premere il pulsante verde della chiamata, ora provo così vedo se funziona tanto sono arrivata nel mio ufficio e di lavoro in arretrato ne ho talmente tanto che un po’ in più non farà certo differenza, vuoi mai che non ci sia campo, uso il telefono dell’ufficio e compongo il mio numero, che bello il mio telefono suona, guardo e compare il nome della mia azienda e penso che sia solo qualcuno dell’ufficio che mi sta chiamando, già che ci sono controllo se basta premere il verde per rispondere, no, non me ne frega nulla non rispondo che si fottano i miei colleghi, sto aspettando una chiamata importante, penso a questo mentre con la cornetta all’orecchio sento che sta suonando libero e conto gli squilli, dopo sette so che posso lasciare un messaggio sul mio cellulare, che bello questo servizio, consente di portarsi dietro la voce di chi ami e di ascoltartela tutte le volte che vuoi, mi lascio un messaggio dove sussurro chiamami, chiamami, chiamami tesoro, fammi sentire ancora quella frase, una delle mie preferite, i miracoli esistono come gli errori, ti prego, chiamami.

Pubblicato in: on Febbraio 6, 2008 at 4:11 pm Commenti (6)
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Lui Lei e l’altra

kriantropa.jpgDove i culi si scambiano il ruolo di protagonista, e la merda che ne arriva è solo una. Schifosa e puzzolente. Mia nonna che interpretava i sogni, diceva che la cacca porta soldi, e io ho sempre fortemente creduto alla saggezza popolare. Perché certe tecniche non s’imparano nei manuali, sono anni e anni di esperienza che t’insegnano come manovrare al meglio un cazzo che non conosci. La troia è lei. È lei che è calda e sempre pronta. Perché lei ci sa fare, è il suo mestiere. La cappella reagisce alle unghie di lei, pulsa sangue, irrora pensieri sempre più sconci, innesca meccanismi arrugginiti. Quando lei sbottona i pantaloni, e incolla il naso sugli slip di cotone, fa male, è una cosa intima, una cosa che regala piacere a chi la fa, e non era pattuito che lei dovesse godere. La gelosia non era contemplata, ma sono quelle forme di possesso che poi scattano in automatico, ancestrali. S’inginocchia dietro, si piazza davanti al suo culo, quando i pantaloni sono ancora invischiati ai piedi come la mia rabbia che sta montando, e abbassando lo slip scopre il buco e gioca con la lingua e le dita. La mia respirazione aumenta dilatandomi le narici, cercando di carpire il profumo del suomio culo. L’invidia non volevo regalarmela, ma l’ho pure pagata per averla. La troia che ci sa maledettamente fare, non abbassa lo slip, sarebbe banale. Le esce anche un “apperò”, vaccatroia, quando si rende conto della fortuna che dovrà manovrare tra poco. Non è falsa. Puttana. Sta giocando sporco. Ora ho voglia di fumare, è da tanto che non mi succedeva, la sigaretta nervosa, non quella dettata dal piacere, ma dalla voglia di riempirmi in fretta la testa e i polmoni di fumo. Una pompa dovevi fare, vacca, non è difficile, dovevi solo spalancare la bocca stare ferma e farti stantuffare la gola dal suomio grosso cazzo, solo una maledetta POMPA. Attenta a cosa stai facendo baldracca, quando mi si arriccia il labbro superiore sinistro per sfoderare il canino, quello che la natura mi ha regalato sporgente, quello che il dentista non mi ha mai voluto riallineare è tutto per te, è un avviso, cerca di interpretare i segnali del mio corpo prima che sia troppo tardi. No, ora non ce la fai, sei troppo presa da quel favoloso cazzo che pulsa e ha bagnato tutti gli slip, e allora ora fai una cosa che mi manda ai pazzi, fai uscire l’asta in tutta la sua bellezza di lato, si, di lato, ho detto giusto, era troppo chiederti di sfilarli in fretta, troia, no, tu lo incastri nell’elastico della gamba e lo accarezzi lasciandolo a contatto con la sua coscia, ti piace, eh? l’elastico fa il suo lavoro stringe, e a te non ti capita spesso una bestia del genere che arriva oltre l’anca, sei dietro inginocchiata e vedi la cappella spuntare di lato, a guardarti, con una lacrima di desiderio che cola a terra, solo io vedo che la raccogli con un dito dal pavimento di marmo, e veloce te la cacci in bocca, puttana, con un espressione di godimento lussuriosa, che potevi risparmiarti, eri ancora in tempo. Con la lingua speziata e le unghie laccate di viola, è facile aumentare il tiro, e dire che basta aggiungere duecento euro per avere qualcosa in più, quando il sangue è tutto sul cazzo, sanguisuga approfittatrice. Non ti basta tenerlo in bocca, sentirlo in gola, no, vuoi qualcosa di più, e sai che puoi ottenerlo, quando ingoi le palle e con uno schiocco le lasci uscire, e senti il SI dalla sua voce eccitata, uno schiocco come il tappo del krug, e io vedo il buco del tuo culo che festeggia, Troia, Vacca, Puttana. È ora che cominci a fare questa cosa che non ho mai visto, ma la sto memorizzando, perché bada bene, goditelo ora, perché non lo vedrai mai più. Con quelle unghie quadrate lunghe gli stai avvitando la base del glande, e ti soffermi sul frenulo, rotei le dita, e vedi la testa di lui che si reclina all’ indietro spalancando la bocca, a reclamare più aria. Solo ora ti decidi a metterti in ginocchio davanti, la vestaglia trasparente si apre, mostrando il tuo intimo e le autoreggenti nere da civetta costosa. Brava è questo che devi fare, ora mi piaci spalanca la bocca troia, apri grande, tira fuori la lingua, devi essere passiva, è lui il protagonista deve esserti chiaro, forma una O con le labbra, a proteggerlo dai tuoi denti rifatti, brava troia, così ma non mugolare quando lui ti tiene la testa e ti detta il suo ritmo, lascia che la saliva e i suoi umori ti colino sul petto, non pulirti lascia che sbrodoli piano, deve uscirti fuori, non trattenerlo, non deve rimanerti nulla di lui, è mio, chiaro Troia? Bravo tesoro spingi, falle venire un conato, ora affonda, di più, fino a toglierle in respiro, lo vedi come spalanca gli occhi, ora è brava la Nostra Troia, lo vedi come ti è diventato duro, ti sta scoppiando tesoro. Ma la serpe repentina conosce gli uomini, e ti si insinua nel culo con quel dito rettilesco, e le tue spinte dentro la sua bocca diventano violente, fortissime, decise, ed è un susseguirsi di rumori gutturali e di saliva che le cola sul petto. Vipera attenta ti cavo gli occhi se capisco che stai godendo. Per ulteriori 200 euro sei disposta a coinvolgere pure me, e dalla sua voce oramai animale, bestiale esce qualcosa che assomiglia ad un Si. La spiegazione non la trovo in Freud o Jung, ma in De Sade, quando la faccio stendere a terra, spalancare la bocca, spalanca grande, dai brava troia, sei pagata per questo, e mi ci accovaccio sopra, e nonostante lei cerchi di tapparmi con la mano, perché ora ha capito, brava troia, mangia, non deve rimanerti il suo sapore, mangia dai, su, mentre stringi forte i pugni con i soldi colorati in mano.

Pubblicato in: on Novembre 24, 2007 at 1:03 pm Commenti (14)
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Nylon

nylon.jpgIl nylon è una famiglia di polimeri sintetici (poliammidi), il cui capostipite - il nylon 6,6 - fu messo a punto il 28 febbraio 1935 da Wallace Carothers alla DuPont di Wilmington, Delaware .
Non è di questo che volevo parlare, ma è incominciata così, più o meno un anno fa, nebbia più nebbia meno, al ritorno da un parcheggio di un centro commerciale, con la rabbia e la delusione che mi uscivano dalle dita e dalla bocca, e già qui le storie si incrociavano, si mischiavano, e allora voglio provare a guardarla da fuori, perché temo che la mia percezione delle cose sia distorta.
Ora ho solo voglia di spingere, sono trascorse 3 ore, e la cosa che mi sembrava piccola, ha preso completamente possesso di me, mi ha accompagnato a fare la spesa, si è strofinata mentre camminavo, mentre mi chinavo, spingendo e insinuandosi, ora vuole solo essere espulsa, ma prima voglio raccontare cosa mi ha portato a questo.
Una leggenda urbana vuole che nylon altro non sia che l’acronimo di:
Now You Lose Old Nippon. Questo perché in seguito agli avvenimenti della Seconda guerra mondiale il Giappone impedì l’importazione di seta dalla Cina che serviva agli Stati Uniti per tessere i paracadute dei soldati. A questo punto gli Stati Uniti si ingegnarono e crearono questo nuovo materiale sostitutivo dandogli appunto tale acronimo.
La testa e lo stomaco satollo di Moretti ovattano le sensazioni, tuttetutte, i pomeriggi passati ad aspettare aumentavano proporzionalmente alla mia assunzione del liquido giallo.
Parole che si sommavano a visioni, storie di vita immaginata si moltiplicavano e le storie vere non venivano percepite come tali, perché il reale spaventa, il reale ha nomi che fanno paura, e il reale ha parole che non piacciono.
Sei dentro, in qualche modo ora per la prima volta sei dentro di me, e continuo a contrarre il muscolo dello sfintere, ma ho oltrepassato la soglia del piacere, ora sono un po’ più il là, la contrazione è rapida, ma non per scolarizzazione, ma per esercizio quotidiano.
Un’altra leggenda urbana vuole invece che il nome derivi da quelli di New York e Londra.
Provo a cercare degli appigli, delle maniglie nel tempo, e ne trovo tante, hanno nomi che riconosco, nomi che mi hai insegnato tu, il tagliacuticole, ad esempio mi fece sorridere, quando preso da un eccesso di gelosia volevi incidergli le lettere elle u i maiuscole sul petto.
Il nylon è feticismo.
Tre skalini sopra il cielo, quella foto scattata sulle scale da dietro, con lo spacco aperto e la mano a rimarcare il bordo delle autoreggenti in nylon, è la mia voglia di uscire fuori, di risalire, di ricostruirmi.
Meloria è quell’isoletta da naufraghi che ci puoi approdare solo se hai un gommone ci puoi arrivare sulla spiaggia delle secche, alle correnti che sono forti, al punto di non ritorno, alla discesa verso il buio, quando hai riempito il cuore di sassi, la tua anima di piombo e i polmoni di graniglia di ferro, allora si che diventa difficile risalire, se non hai qualcuno che ti tira fuori.
Il nylon è la sporta che hai riempito di sassi pesanti.
Il nylon è la cintura che tiene i pesi.
Il nylon è la sottomuta che non ti sei messo, tanto non aveva più importanza andarsene con o senza il raffreddore.
Il “potere di cagarmi in bocca” è un espressione che rende benissimo l’idea di sottomissione. Il continuo mischiare, avere due uomini, ma non averne nessuno, uno che mi desidera e uno che non mi vuole, in questo luna park dove non ho la percezione di quanto tu ci stia male, di quanto il coltello si affondi giorno dopo giorno dentro di te.
Ma che valgo poco non te lo ho mai nascosto.
Il nylon è trasgressione.
È i messaggi che ti davo mentre acquistavi le calze, e che la commessa doveva assolutamente capire che erano per te, codici che non avevi mai usato, pesantezza 20 den, taglia III, color carne, senza tassello, perché il tuo cazzo che spinge lo volevo vedere bene, e le mutande, non quelle da troia che volevi comprarti, ma caste, come quelle che usano le casalinghe annoiate.
Il nylon sono le calze a rete a maglia larga che rompo per te.
Ne sono passati tanti, è questo che vuoi sentirmi dire, ti piace l’idea di avermi in auto, mentre folle di guardoni si appoggiano ai finestrini chiusi, per vedermi meglio, vuoi esibirmi, allora tiri giù un po’ il finestrino e mi ordini di appoggiare il culo, come una cagna per lasciarmi annusare da tutti quegli estranei che schizzano sperma per me sul finestrino.
Il nylon sono le calze rosse con la larga apertura davanti e dietro che mi hai regalato.
Ora ho solo voglia di spingermi più in là, per cercare di superare la mia soglia , in questa ricerca che non ha mai sosta, che continua ad avere fame, ad essere ingorda.

Spingo, spingo, spingo. Fino a sentirmi svuotata, appagata felice.

Il piacere sei te.

Nylon sei te.

Pubblicato in: on Novembre 21, 2007 at 12:43 am Commenti (4)
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Incontro al buio

Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.

Sono i rovescioni che mi fregano, quando faccio delle somme. Ho imparato il trucco, se la differenza è di 9, è perché ho invertito l’ordine delle cifre, ripasso velocemente la strisciata della calcolatrice e correggo, fino ad ora questa mia disattenzione mi aveva procurato solo qualche nota di richiamo dell’amministrazione per a qualche riepilogo settimanale che avevo inviato errato.
Non capisco quale logica seguo ma ci sono numeri che se mi si presentano vicini, io li inverto, e la cosa sta diventando sempre più frequente anche nel quotidiano. Non è certo per giustificarmi che racconto questo, non ho bisogno di giustificativi, mi basta una buona birra e il cielo sta su un po’ meglio. Perché quando mi ha chiesto la scala, non aveva ancora terminato la frase che mi sono bagnata, è volgare, volgarissimo dirlo, ma ho avuto la percezione del cotone bagnato del perizoma a contatto con la pelle più sensibile appena depilata. Strano perché da un po’ il mio corpo ha bisogno di essere guidato anche per scoreggiare. Sono affamata di nuovi stimoli. Cerco quella mia bestialità, e questa idea della scala mi ha spiazzato. Perché di solito sono le aspettative a me che mi fregano. Quando ho letto l’inserzione di un incontro al buio a domicilio su internet, mi ero preparata alla solita squallida presentazione del belloccio con le sopracciglia disegnate tutto muscoli che mi arriva a casa in giacca e mi si spoglia tipo california dream man. Per carità per riempire il mio vuoto con 400 euro andava più che bene, ma mi sto ricredendo, questo vale davvero di più. E lo sa pure lui il suo potere, perché mi ha chiesto dov’è la caldaia, riuscendo a celare la forte allusione, usando un tono molto professionale. Ancora incredula l’ho accompagnato in bagno, lui mi seguiva. Il mio passo di solito sicuro sui tacchi del dodici, rivelava tutta la mia emozione. Il passo incerto aumentava l’ondeggiamento della vestaglia trasparente. Quando ha sistemato la sua borsa degli attrezzi, la sua “copertura” da idraulico mi stava facendo impazzire di piacere, mi sono arrampicata sulla lavatrice e ho cominciato a spogliarmi lentamente. Lui fingeva di non guardarmi, mentre trafficava con lo sportello della caldaia, lo ha fatto per una buona mezz’ora, il tempo che è servito per infilarmi tutto l’infilabile dentro, dalla chiave inglese all’impugnatura del grosso cacciavite a stella. Quando mi ha rilasciato la fattura di solo 80 euro ho notato nell’intestazione della ditta di termoidraulica, la similitudine con il numero di telefono della ditta su internet che faceva incontri al buio.
Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.

Pubblicato in: on Novembre 1, 2007 at 4:56 pm Commenti (9)
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